Estratti dal Libro di Cielo - Croce Santa
Luisa Piccarreta
estratti dal Libro di Cielo [Santa Croce] presenti nella pagina: quattordici (14) - data utimo aggiornamento: 12 giugno 2026
Diletta mia, la croce fa distinguere i reprobi dai predestinati.
Come nel giorno del giudizio i buoni si rallegreranno al vedere la croce, così fin d'ora si può vedere se uno dev'essere salvo o perduto. Se al presentarsi della croce l'anima l'abbraccia, se la porta con rassegnazione, con pazienza e bacia e ringrazia quella mano che l'invia: eccoti il segno che è salvo. Se, al contrario, al presentarsi della croce s'irritano, la disprezzano e giungono fino ad offendermi, puoi dire un segno che è anima che s'incammina per la via dell'inferno; tale faranno i reprobi nel giorno del giudizio, che al veder della croce si affliggeranno e bestemmieranno.
Tutto dice la croce; la croce è un libro che senza inganno ed a chiare note ti dice e fa distinguere il santo dal peccatore, il perfetto dall'imperfetto, il fervoroso dal tiepido.
La croce comunica tale una luce all'anima, che fin d'ora non solo fa distinguere il buono dal reo, ma si può conoscere ancora chi dev'essere più o meno glorioso nel cielo, chi deve occupare un posto più superiore e un posto minore. Tutte le altre virtù stanno umili e riverenti innanzi alla virtù della croce, ed innestandosi con essa ne ricevono maggior lustro e splendore
Questa mattina il mio adorabile Gesù si faceva vedere crocifisso, e dopo d’avermi comunicato le sue pene mi ha detto: “Molte sono le piaghe che mi fecero soffrire nella mia passione, ma una fu la croce; ciò significa che molte sono le strade con cui attiro le anime alla perfezione, ma uno è il cielo, in cui queste anime devono unirsi, sicché, sbagliato quel cielo, non c’è alcun altro che possa renderle beate per sempre”.
Poi ha soggiunto: “Guarda un poco: una è la croce, ma di vari legni fu formata detta croce; ciò vuol dire che uno è il cielo, ma vari posti che questo cielo contiene, più o meno gloriosi, ed a misura delle sofferenze sofferte quaggiù, più o meno pesanti, saranno distribuiti i posti. Oh! Se tutti conoscessero la preziosità del patire, farebbero a gara a chi più volesse patire, ma questa scienza, dal mondo, non viene conosciuta; perciò aborriscono ciò che può renderli più ricchi in eterno”.
La croce apre il cielo ed unisce insieme cielo e terra, cioè Dio e l’anima. La virtù della croce è potente e quando entra in un’anima ha la virtù di togliere la ruggine di tutte le cose terrene; non solo, ma dà la noia, il fastidio, il disprezzo delle cose della terra, ed invece, poi, le rende il sapore, il gradimento delle cose celesti; ma da pochi viene riconosciuta la virtù della croce, perciò [molti] la disprezzano
e siccome quando un oggetto è trasparente [gli] si possono dare tutti quei colori che si vogliono, così la croce con la sua luce dà tutti i lineamenti e le forme più belle, che mai si possa immaginare, non solo dagli altri, ma anche dall’anima stessa che la prova. Oltre di ciò, in un oggetto trasparente subito si scopre la polvere, le piccole macchie ed anche l’adombramento.
Tale è la croce; siccome rende l’anima trasparente, subito fa scovare all’anima i piccoli difetti, le minime imperfezioni, tanto che non c’è mano maestra più abile della croce a fare che tenga l’anima preparata, per renderla degna abitazione del Dio del cielo
e conforme si cammina quelle stelle si cambiano in soli luminosissimi. Quale felicità sarà dell’anima per tutta l’eternità, l’essere circondata da quei soli?
Poi il premio grande che do alla croce è tanto, che non c’è misura, né di larghezza né di lunghezza; è quasi incomprensibile alle menti umane, e questo perché nel sopportare le croci non ci può essere niente d’umano, ma tutto divino
Diletto mio, chi vi può dire che cosa è la croce e che fa la croce? Solo la vostra bocca può degnamente parlare della sublimità della croce. Ma giacché lo volete che parli, io pure lo faccio.
La croce sofferta da voi, Gesù Cristo, mi liberò dalla schiavitù del demonio e mi sposò alla Divinità con nodo indissolubile; la croce è feconda e mi partorisce la grazia; la croce è luce e mi disinganna del temporale e mi svela l’eterno; la croce è fuoco e tutto ciò che non è Dio mette in cenere, fino a vuotarmi il cuore di un minimo filo d’erba che possa starci.
La croce è moneta di inestimabile prezzo e se io avrò, sposo santo, la fortuna di possederla, mi arricchirò di monete eterne fino a rendermi la più ricca del paradiso, perché la moneta che corre in cielo è la croce sofferta in terra.
La croce poi fa conoscere me stessa, non solo, ma mi dà la conoscenza di Dio.
La croce m’innesta tutte le virtù.
La croce è nobile cattedra dell’Increata Sapienza, che m’insegna le dottrine più alte, sottili e sublimi.
Sicché la sola croce mi svelerà i misteri più nascosti, le cose più recondite, la perfezione più perfetta, nascosta ai più dotti e sapienti del mondo.
La croce è qual acqua benefica che mi purifica, non solo, ma mi somministra il nutrimento alle virtù, me le fa crescere, ed allora mi lascia, quando mi riconduce all’eterna vita.
La croce è qual rugiada celeste che mi conserva ed abbellisce il bel giglio della purità.
La croce e l’alimento della speranza.
La croce è la fiaccola della fede operante.
La croce è qual legno solido che conserva e fa mantenere sempre acceso il fuoco della carità.
La croce è qual legno asciutto che fa svanire e mettere in fuga tutti i fumi di superbia e di vanagloria, e produce nell’anima l’umile viola dell’umiltà.
La croce è l’arma più potente che offende i demoni e mi difende da tutti i loro artigli.
Sicché l’anima che possiede la croce è d’invidia e d’ammirazione agli stessi angeli e santi, di rabbia e di sdegno ai demoni.
La croce è il mio paradiso in terra, di modo che se il paradiso di là, dei beati, sono i godimenti, il paradiso di qua sono i patimenti.
La croce è la catena d’oro purissimo che mi congiunge con voi, mio sommo Bene, e forma l’unione più intima che dar si possa, fino a far scomparire l’essere mio, e mi tramuta in voi, mio oggetto amato, tanto da sentirmi perduta in voi e viva della stessa vita
e rimirandosi ne ritrae i lineamenti, la rassomiglianza più consimile a Dio. La croce non solo si deve amare, desiderare, ma farsene un onore, una gloria della stessa croce. Questo è operare da Dio e diventare come Dio per partecipazione, perché solo io mi gloriai della croce e me ne feci un onore del patire e l’amai tanto che in tutta la mia vita non volli stare un momento senza la croce
Vedi un po’: il sacramento del mio corpo, nel darsi all’anima, la unisce con me, la trasmuta fino a diventare una stessa cosa con me, ma col consumarsi delle specie si disunisce l’unione realmente contratta; ma la croce no, [essa] prende Iddio e l’unisce con l’anima per sempre e con maggiore sicurezza lei si pone come suggello. Dunque la croce suggella Iddio nell’anima, in modo che non c’è mai separazione tra Dio e l’anima crocifissa
Se l’Eucaristia è seme che impedisce la corruzione, ed è come quelle erbe aromatiche che ungendosi i cadaveri non ne restano corrotti, e dona l’immortalità all’anima e al corpo, la croce li abbellisce ed è tanto potente che se c’è contrazione di debiti essa se ne fa mallevadrice, con maggior sicurezza si fa restituire la scrittura del debito contratto, e dopo che ha soddisfatto ogni debito forma all’anima il trono più sfolgorante nella futura gloria. Ah, sì, la croce e l’Eucaristia si avvicendano insieme e una spera più potentemente dell’altra
non perché non soffrivo atroci spasimi, ma perché per mezzo della croce partorivo tante anime alla grazia, vedevo spuntare tanti bei fiori che producevano tanti frutti celesti; quindi vedendo tanto bene, tenevo a mia delizia quel letto di dolore e mi dilettavo della croce e del patire. Anche tu, figlia mia, prendi come delizie le pene e dilettati di starti crocifissa nella mia croce. No, no, non voglio che tema il patire, quasi volessi operare da infingarda. Su, coraggio! Opera da valorosa e disponiti da te stessa al patire
Questa mattina mi son trovata fuori di me stessa e vedevo tutto il cielo cosparso di croci: chi piccole, chi grandi, chi mezzane; chi più grande più dava splendore. Era un incanto dolcissimo il vedere tante croci che abbellivano il firmamento, più risplendenti del sole.
Dopo ciò pareva che si aprisse il cielo, e si vedeva e sentiva la festa che si faceva dai beati alla croce. Chi più aveva sofferto era più festeggiato in questo giorno.
Si distinguevano in modo speciale i martiri e chi aveva sofferto di nascosto. Oh, in quel beato soggiorno si stimava la croce e chi più aveva sofferto.
Mentre ciò vedevo, una voce ha risuonato per tutto l’empireo, che diceva: Se il Signore non mandasse le croci sopra la terra, sarebbe come quel padre che non ha amore per i propri figli, che invece di volerli vedere onorati e ricchi, li vuol vedere poveri e disonorati.
Il resto che vidi di questa festa, non ho parole come esprimerlo; me lo sento in me ma non so metterlo fuori, perciò faccio silenzio
La croce assorbe nell’anima la mia Divinità, la rassomiglia alla mia umanità, e ricopia in sé stessa le mie stesse opere
Figlia mia, non le opere né la predicazione né la stessa potenza dei miracoli mi fecero conoscere con chiarezza Dio qual sono, ma quando fui messo sulla croce ed innalzato su di essa come sul mio proprio trono, allora fui riconosciuto per Dio. Sicché la sola croce mi rivelò al mondo ed a tutto l’inferno chi io veramente ero; onde tutti ne restarono scossi e riconobbero il loro Creatore.
Quindi è, che la croce rivela Dio all’anima e fa conoscere se l’anima è veramente di Dio.
Si può dire che la croce scovre tutte le intime parti dell’anima e rivela a Dio ed agli uomini chi essa sia
Sopra due croci io consumo le anime: una è di dolore, l’altra è di amore; e siccome in cielo i nove cori angelici tutti mi amano, però ognuno ha il suo uffizio distinto - come i serafini il loro uffizio speciale è l’amore ed il loro coro è messo più dirimpetto a ricevere i riverberi dell’amor mio, tanto che l’amor mio ed il loro saettandosi insieme si combaciano continuamente - così alle anime sulla terra do il loro uffizio distintamente, a chi le rendo martiri di dolore ed a chi di amore, essendo tutti e due abili maestri a sacrificare le anime e renderle degne delle mie compiacenze
Ed essendomi lamentata della mia dura posizione, [Gesù] ha soggiunto:
Anch’io nel corso della mia passione provai un estremo abbandono, sebbene la mia Volontà fu sempre unita col Padre e con lo Spirito Santo; e ciò volli soffrire per divinizzare in tutto la croce, tanto che rimirando me e rimirando la croce, tu ci troverai lo stesso splendore, gli stessi ammaestramenti, e lo stesso specchio in cui potresti specchiarti continuamente senza differenza dell’uno e dell’altra
Figlia mia, le croci e le tribolazioni sono il pane dell’eterna beatitudine.
Quindi comprendevo che, maggiormente soffrendo, più abbondantemente e più gustoso sarà il pane che ci nutrirà nel celeste soggiorno, ossia, quanto più si soffre più caparra riceviamo della futura gloria